Silvia Rastelli è una giovane artista diplomata all’Accademia di Brera, portavoce di una tendenza figurativa orientata alla costruzione di una pittura in cui è preminente l’aspetto grafico e cromatico.
Essenzialmente ritrattista, Silvia Rastelli nasce nella bottega del padre, scultore del legno che l’a¬dotta in qualità di modella, ritraendola nelle movenze slanciate di un’acrobata, di una tuffatrice, o nei movimenti aggraziati di una ballerina classica. Entrambe le discipline, la pittura e la danza, orientano i suoi interessi e le predisposizioni culturali.
Se il segno grafico e la pittura mostrano la realtà delle forme costrette dentro una griglia bidimen¬sionale e statica, il balletto è invece un linguaggio performativo, costruito sul corpo tangibile del danzatore per dare vita a un’oggettività dinamica attiva nello spazio a più profondità.
Due discipline apparentemente inconciliabili, ma che se esplorate attraverso vari metalinguaggi dispongono le fondamenta di una grammatica unitaria, appropriata alla creazione di categorie tra¬sversali di cui in futuro saranno tracciate le movenze.
Infatti, da qualche tempo è consuetudine di Silvia accompagnare le sue mostre con attività conco¬mitanti, dove la combinazione di entrambe le arti esamina il tema espositivo. Questo procedere le ha consentito di intercettare aperture filologiche originali derivate dalla coniugazione di ambedue i linguaggi e di immaginare soluzioni narrative, ancora in parte da metabolizzare, ma che già le hanno consentito di intraprendere un percorso critico e di allargare la partecipazione ai suoi progetti anche ad altri interventi esterni.
In questa rassegna, esibita negli spazi delle Raccolte Frugone dei Musei di Nervi, le tele di illustri pittori presenti nella collezione dialogano con quelle di Silvia Rastelli, per l’occasione impegnata a promuovere un confronto sistematico tra alcune di queste opere e le sue reinterpretazioni. Un esercizio di riscrittura ma non di copiatura, dove la pittura e il disegno precisano le differenze e le tensioni poetiche tra le diverse generazioni di ritrattisti e i loro soggetti in comparazione e indicano il senso delle trasformazioni avvenute nella nostra società nel corso degli ultimi 150 anni. L’ingresso dei nuovi media, la libertà assoluta dell’immagine conquistata dalla nascita della foto¬grafia a oggi, la sua destrutturazione, la rappresentazione di soggetti astratti, impensabili da for¬malizzare ancora nelle ricerche del primo novecento, la natura sempre più intimista dell’arte della nostra epoca, caratterizza dalla perdita della committenza e da un mercato che ne ha equiparato la produzione a quella di qualsiasi altra merce, hanno accentuato il divario tra il passato e il mondo contemporaneo. Questi elementi sono ora parametri possibili del dibattito per interpretare la storia nei suoi passaggi generazionali. Il nome dato a questa mostra è Luna Rossa. Può suonare stranom a in realtà non lo è.
L’arte di Silvia Rastelli è lunare, algida, tipicamente femminile, costruita su percorsi psicologici e d’indagine interiore, tesa a manifestarsi tramite i profili dell efacce di individui studiati per diventare i protagonisti delle sue opere. I volti, puliti da fronzoli e orpelli decorativi, diventano allegorie indicative dell’animo e della storia delle persone cui appartengono, evidenziandone l’intimità delle emozioni e la loro profondità, ma senza per questo entrare in empatia con le loro agitazioni. Anzi, l’atteggia¬mento contemplativo di Silvia Rastelli rispetto all’oggetto di studio, si pone a distanze calibrate e orientate a controllare gli effetti di resa espressiva, ottenuta accentuando gli aspetti asettici della soluzione estetica e diminuendo quelli congiunti alla comunicazione del pathos emozionale di chi si ha di fronte. Il contrasto delle ombre, portate a dare spessore alle fisionomie raffigurate, è ammorbidito dai co¬lori dello sfondo, volutamente appiattiti da gradazioni luminose per decontestualizzare la lettura da qualsiasi altro condizionamento, se non quello riferito alle sembianze del soggetto elaborato. Il focus enunciato non ha la tempra solare ma quella dell’astro notturno, portatore di un messaggio che tende a isolare e togliere piuttosto che a diffondere e moltiplicare.
Questo trattare con distacco la materia d’interesse nasconde la psicologia della donna che attraver¬so l’arte muove le sue attitudini alla ricerca di una propria identità. Simile alla Luna che nei 29 giorni del ciclo sinodico frammenta la sua immagine, proponendo all’osservatore inquadrature diverse della sua rappresentazione, le figure di Silvia Rastelli si frammentano nello sfondo di supporti colo¬rati, quasi a volere seguire ed imitare i comportamenti e le trasfigurazione morfologiche presentate dal satellite terrestre.
Ha ragione Stefano Fugazza quando a proposito di questi dipinti li definisce appartenenti alla “poetica del frammento”. Tali analogie sono anche equiparabili alle procedure tecniche per la pro¬duzione del quadro, realizzato disegnando e dipingendo l’immagine proiettata sopra una tavola di legno in pioppo, prima tagliata, poi levigata e carteggiata finemente, quindi pronta ad accogliere la grafica e la pittura di Silvia.
Le venature, i nodi, e le parti caratteristiche di questo materiale vengono occultate dai processi di lavorazione e dall’uso dei colori acrilici che lo renderanno impersonale e generico. L’eliminazione delle passioni è sostituita dalla tenacia e dalla decisione diretta a ottenere precisi risultati tecnici, appropriati alla performance individuale. Il meccanismo è evidente anche nelle attività legate alla danza, dove la comunicazione dei contenuti affidata al corpo e ai suoi movimenti subisce l’influsso rigoroso della tecnica rispetto alla libera espressione di gesti determinati dal trasporto emotivo.
Il rimando continuo al sentimento e la fredda risolutezza della tecnica impostano i valori della dicotomia che regge l’impianto formale e rende originale la ricerca di Silvia Rastelli. La sue riflessioni vibrano in assonanza con le energie della luna rossa: la cangiante superficie lunare specchia sul suo corpo le forme, i colori degli oceani, delle foreste, dei deserti, senza mai entrare in contatto diretto con loro, ma sfiorandoli e attirandoli a sé con il magnetismo della sua forza.



[catalogo Luna Rossa, mostra alle Gallerie Frugone di Genova e Nervi, 2015]


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